Come non rammentare…???

Dove c'è il tendone rosso ho comprato Panforte e Panpepato. Poi ci hanno messo una targa a ricordo.
Dove c’è il tendone rosso ho comprato Panforte e Panpepato. Poi ci hanno messo una targa a ricordo.

Bella gente, sono pericolosamente vicino al centesimo post. Ci avevo messo quasi una pietra sopra e invece… eccomi qui. A metà strada tra il desiderio di abbandonarmi ai ricordi, indotto dalla cronaca degli ultimi giorni, e la necessità di mettere nero su bianco (forse si può dire così anche scrivendo nel blog) su una situazione della cosa pubblica che definire schifosamente miasmatica e orrendamente indecente e incurante di noi poveri scemi che ancora non abbiamo mandato tutti a….. è puro eufemismo.

Cominciamo dai ricordi, che è meglio. Anche se mi sa che, dati gli ultimi avvertimenti più o meno subliminali, mi toccherà davvero considerare l’eventualità di versare diritti a chi mi ha fornito tutti questi spunti. Mettiamolo in chiaro subito, Ema: ancora una volta c’entrate voi. Ancora una volta mi rotolo e mi avvoltolo nei ricordi di quella benedetta settimana in terra di Tuscia. Ma sappi che di questi tempi le cose girano talmente bene che sto accumulando debiti anche con il giornalaio pur essendo passato a una lettura del quotidiano ogni tre giorni… Immagina quando potrò versarti i diritti che ti spetterebbero (di diritto, appunto). Vorrà dire che mi sdebiterò con un lascito a favore dei due Ionni quando sarà tempo (e credo comunque che ben difficilmente sarà un lascito in moneta sonante). E se si accontentasero di un’eredità di affetti? Tu prova a sondare il terreno, quando sarà possibile, poi mi sai dire.

Ordunque, non so se sia sfuggito a qualcuno, ma recentemente si è parlato un pohino di Siena e del suo Monte dei Paschi. Il che, almeno in prima battuta, mi ha portato dritto a rivivere la sola e impagabile giornata senese della mia vita. Ragazzi, chi l’avrebbe detto che quando ci siamo seduti sugli scalini che circondano la Piazza che ospita la megasede della megabanca, di lì a un anno e mezzo sarebbe scoppiata una bomba atomica? Andiamo con ordine, però.

Arrivo in auto, dopo un viaggetto di circa un’ora inframmezzato da brevi soste fotografiche per immortalare le crete senesi e qualcuno dei panorami che coronano la testata di questo blog, Ema trova fortunosamente un buco per piazzare la macchina. Scarichiamo masserizie varie e i complicati mezzi di trasporto di Ionni, gomma del passeggino difettosa compresa, e ci incamminiamo verso il cuore della città. Che mi incanta da subito. Piena di visitatori, turisti, curiosi, estasiati globetrotter, colorata, viva, semicaotica ma straordinariamente intrigante. Non so perché, ma le città, i borghi, gli scorci che mi trasportano idealmente al medioevo mi stregano. Credo che girare per rovine dell’antica Roma o della splendida e affascinante antica Grecia non sappiano darmi le stesse emozioni. Non so perché, e sinceramente mi importa poco saperlo. Ma è così.

Senza perdere uno scorcio, una particolarità, le insegne delle contrade sugli spigoli dei palazzi, arriviamo in Piazza del Campo. Immensa. Lei. Quella vista mille volte alla tibbu in occasione del Palio. Proprio lei. Non vi sto a fare l’elenco delle tappe. Quelle fondamentali credo siano state quella per comperare Panforte e Panpepato, ma non dalla Nannini, che non amo granché e che guadagna già a sufficienza cantando. Poi ha un’orrenda megaarmatura medievale in vetrina che mi è sembrata di pessimo gusto. Per niente “british”. E per procurarci qualcosa da mettere sotto i denti in una panetteria d’angolo, piccola e affollata. Pizza e focacce per tre. Ionni andava ancora a latticini materni. Infatti, provviste alla mano, andiamo a sederci proprio nella piazza che ospita la sede del MPS. Sui gradini. E mostrando scarso rispetto per gli alti papaveri della finanza, noi tre adulti abbiamo cominciato a mangiucchiare come tre svizzeri tedeschi seduti a cavallo della statua equestre di Garibaldi, incuranti delle convenzioni e dello stile inglese. Ionni invece, approfittando dell’offerta del naturale distributore materno, cominciava a poppare come un pascià (forse i pascià sono tali perché toccano loro proprio queste fortune. O è l’inverso?), mostrando più di noi la più completa indifferenza (e disprezzo) per le operazioni finanziarie azzardate e incoscienti che si consumavano dietro quelle mura antiche, ma a pochi metri da noi.

Che dire ancora della magnifica Siena? Che ho comprato un bellissimo ombrello scozzese (non so se sia tipico, ne dubito, ma se è bello è bello e c’è poco da eccepire), un ventaglio probabilmente cinese, ma chissenefrega, quello che avevamo a casa era rotto e uno può sempre servire davanti alla tibbù, d’estate, quando non ti va di accendere l’aria confezionata. E poi… e poi mi sono portato via il ricordo di una città incantevole, unica, magari un po’ sporchina se proprio vogliamo far gli svizzeri fino in fondo. Ma profondamente umana.

E adesso?… Adesso passo alla cronaca. Certamente influenzato dalle fonti di informazione di parte che scelgo di seguire (chi non lo fa alzi la mano), ma anche documentato su fatti che essendo fatti non sono opinioni, congetture, illazioni. Siena sta tremando. Certamente grazie alle operazioni “spensierate” di una dirigenza criminale che dev’essere riuscita in pochi anni a combinare di tutto e di più. Grazie a un sistema occulto quanto semplice per garantire la creazione di fondi di grande portata nascondendoli tra le pieghe di acquisizioni a prezzi fuori mercato. Grazie a uno schieramento politico che ha infettato, pervaso e condizionato ogni attività del territorio muovendo le leve opportune, occupando la stanza dei bottoni, facendo il bello e il brutto tempo, mettendo per iscritto (statuto di MPS) l’obbligo da parte delle sue pedine di versare pesantissimi “oboli volontari” per farsi sostenere e finanziare. Pena la perdita dei privilegi e dell’importante carica aziendale o pubblica. Lo stesso partito politico che oggi, nell’occhio del ciclone, fa dire al suo segretario: «Hanno qualcosa da rimproverarci? Non ci provino. NON CI PROVINO. O li sbraniamo». Alla faccia. Lo diceva anche l’avversario di Rocky, no? «Io ti spiezzo in due». Tipica frase da dialogo democratico in un paese civile. Forse mutuata da Stalin.

Eppure la cosa non mi stupisce, data la profonda stima che ho del personaggio (quello moderno che somiglia a Gargamella). E poi… Vogliamo parlare del cosiddetto Supermario, il salvatore della patria, quello che una settimana fa stava schizzando sull’ultima pagina della sua agendina un progetto d’intesa con quel signore di cui sopra e che oggi lo rinnega, lo sputtana, riconosce apertamente la commistione tra banche e politica che l’altro nega di fronte a un’evidenza imbarazzante?

Credo che Supermario sia davvero un fenomeno. Nel senso che è riuscito nell’arco di un mese a passare da un ruolo di distruttore di un’economia già malata servendosi della spocchia e della supponenza che gli sono innate, oltre che di una totale ed inspiegabile miopia circa i risultati delle sue manovre, a un atteggiamento da politico consumato. Pronto al voltafaccia, al pugnalare alle spalle, al dire e rinnegare, al caldeggiare e disconoscere il proprio pensiero. Insomma, uno di tanti, dei troppi, dei quasi tutti che se vengono fotografati dovrebbero mettersi un cartello per farci capire quale sia il lato frontale e il lato B.

Non c’è tempo né spazio per parlare di tutti gli altri. Che oltretutto mettono sconforto e tristezza anche solo a nominarli. Una sola cosa considero… Supermario non era quello che ci aveva riconquistato credibilità e apprezzamento agli occhi del mondo? Chi lo sa se ha comunicato al mondo che da un anno era al corrente dell’imminenza del disastro MPS ma che non ha mosso un’unghia? Chi lo sa se ha comunicato che dopo aver sparato su un probabile futuro alleato troppo compromesso con la finanza ha anche scoperto (solo perché informato da terzi) che tra i suoi candidati c’è una delle pedine del disastro finanziario cui sto accennando?

Chi lo sa se davvero chi, prima di lui, ha fatto i salti mortali per dare ottime ragioni ai sui detrattori di sputtanarlo e metterlo in ridicolo, alla fin fine era così peggio di lui.

Bella gente, tra meno di un mese ci tocca ancora una volta pescare in questo mazzo di marciume, di lurido clientelismo, di maleodorante fogna fatta di pugnalate alle spalle e di tranelli tesi ad ogni passo nei confronti di chicchessia, ci toccherà scegliere da chi farci governare. Ci avete pensato? Provate a farlo, da qualunque parte stiate. Per una volta chi è ossessionato dall’uno o dall’altro, chi si è eletto un solo ed immutabile nemico da abbattere, da desiderare appeso per le unghie degli alluci o altro, provi a pensarci… Dove andiamo? Che cosa facciamo? Scegliamo il quartetto Ingroia-Orlando-De Magistris-Di Pietro? O Beppe Grillo? Gianni e Pinotto non si candidano?

Credo che un voto dato a Cetto Laqualunque forse sarebbe meglio riposto. fate voi.

Ionnighitar

Questo il mio primo incontro ravvicinato con Piazza del campo.
Questo il mio primo incontro ravvicinato con Piazza del campo.

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