Ci risiamo… pubblicità

Eh già. Dovete (è un invito) avere pazienza. Quando uno arriva a una certa età non è infrequente che diventi uno scassascatole e si ripeta e abbia da ridire su questo e su quello. Ovvio che io non faccia eccezione, anche perché mi alleno da quando ero giovine e quindi ho maturato un’esperienza e una familiarità con il borbottamento che rasentano la perfezione.

Come, credo, qualche affezionato consultatore delle polpette saprà, ho già disquisito sulle pubblicità, ma, diciamocelo, è argomento che dà da commentare e chiacchierare a moltissimi di noi. In fondo in fondo, vuoi vedere che lo scopo vero è proprio quello? Diavoli di pubblicitari… ci condizionano e ci piegano ai loro voleri senza che nemmeno ce ne accorgiamo!

Vabbè, dato per acquisito che già che siete qui andrete avanti a leggere, ne approfitto per toccare quattro o cinque punti (non di più, è un impegno), che negli ultimi tempi mi hanno dato da pensare. E se ne scrivo qui, mi pare chiaro che non mi abbiano dato da pensare granché bene. Ma tant’è.

Comincerei, dato che anche ieri sera mi ha allietato la serata a più riprese, dalla signora… oddio, signora magari non proprio, ma in qualche modo va pure classificata, insomma, la Ferilli. Porella, già mi sta sul piloro del suo, senza bisogno della pubblicità. Ma inserita in questo contesto credo di essere arrivato ad amarla ed apprezzarla almeno quanto tenevo a Christian De Sica in versione Tim, magari in coppia con Belen. Una miscela esplosiva. Nel senso che dai oggi e dai domani rischiavo che mi esplodessero… Comunque ho il conforto di sapere che era un giudizio condiviso da una moltitudine di teleutenti.

Per farla breve (è un modo di dire), cominciamo con un telefono che squilla e che, maledetto, ha praticamente la stessa suoneria del mio. Il che, va da sé, mi induce ogni volta a scattare e a rendermi conto che non dovevo scattare nell’arco di un nanosecondo. ma ormai l’impulso nervoso è partito. Poi, eccola lì, a raccontare e annunciare ai p opoli che è tornata… Già, perché a voler fare i pignoli, la verità è che tempo fa Poltrone e Sofà le aveva dato il benservito, innescando una causa che, evidentemente, madame è riuscita a vincere. Nostro malgrado. Quindi, eccola qui di nuovo, mannaggia a lei.

Per fortuna ci spiega (lo spiega alla sua interlocutrice telefonica, che è stata via perché sa… le amiche, le nipoti, cosa… (che cosa????), l’estetista… lei mi capisce, no? E’ donna… Ecco. Io invece donna non sono e non capisco. Che significa «e cosa…»?? ma nn potevi restare dov’eri? Tanto la signora, e questo mi fa felice, non telefona per te ma per la promozione “metà della metà della metà e poi ti diamo ancora qualcosa di resto”. La sola cosa che apprezzo, in senso lato, è che il copy di questa nuova campagna, probabilmente fustigato a sangue perché si redimesse, ha cambiato la fatidica e orripilante frase di chiusura “beato chi s’oooo fa il sofà”. Tanto per non ribadire che in Italia parliamo tutti romanesco perché questo ci impone il nostro DNA.

Detto questo passerei ad altro argomento pubblicitario, che sinceramente mi dà un filo di fastidio soprattutto quando gli spot capitano all’ora di cena. Obietterete, a ragione, che a cena uno dovrebbe spegnerla, la tibbù. Non ho scusanti. Anche perché sinceramente cerco di foderarmi le orecchie col prosciutto durante i tiggì, che sono in fondo la sola ragione per cui la tibbù resta accesa. Comunque, se ho istituzionalizzato una pessima abitudine credo sia difficile che la cambi solo perché scrivo in un blog e sono costretto a fare autocritica.

Sta di fatto che, in sequenza, sentire che i Lines Lady Super Sprint hanno la molecola anti-odore… che non so quale tipo di Maalox evita o contrasta i rigurgiti acidi e che non ricordo quale pannolone è perfetto quando la pupù è liquida… beh, per la miseria, allora togliamo tutti i freni inibitori e ricominciamo a parlare di Eva-Q, la supposta effervescente. ma diciamo in tutta libertà che se te la infili dove sai ti provoca un effetto caramella con l’interno seltz, e diciamo anche che se poi vai in bagno (ma non sarebbe più efficace al cesso?), utilizzando puzzastop puoi evitare di aprire la finestra o di provocare un mancamento a chi utilizza la tua stessa colonna di scarico.

Eddai… esagero? Ma vi pare? manca che ti dicano: “guarda, o per problemi ricorrenti mensilmente, o perché si fatica, o perché le scarpe da ginnastica sono bombe per niente intelligenti, donne e uomini possono puzzare come animali qui, qui e lì”. Lo sappiamo tutti, porca miseria. E se abbiamo un minimo di amor proprio e di buon senso cerchiami di evitare, lavandoci e usando prodotti adeguati. Ma è durante la cena che devi farmi vedere il disegnino del tizio che ha una micosi ai piedi che oltre a dargli prurito trasforma la sua auto in una camera a gas?

Darei, poi, la palma d’oro, non per il cattivo gusto ma per l’idiozia e la bruttezza dell’insieme testo-filmato, a quei fabbricanti di cicche, in piemontese cicles, in linguaggio forbito gomma da masticare, che poi mi sembra siano sempre gli stessi. Quelli che in passato, giocando sulla pronuncia di Air-action (erection), avevano già trovato qualche idea particolarmente fine ed elegante da associare al concetto.

Forse qui c’è anche Air-Explosion, non lo ricordo e ne sono fiero. Ma mi riferisco in sostanza a due campagne. Una è quella che culmina con lo schianto della balena bianca che cade dal cielo e per fortuna spiattella lo speaker, ma che non ci risparmia quella coppia di decerebrati in questo dialogo affascinante: «Devo dirti una cosa: io non sono tuo padre» (Lo sappiamo, sei un cretino vecchio e anche un pò rincoglionito che si apre la camicia e sotto ha un reggiseno. Pervertito.) «Sono tua madre!!!» Deficiente. però mai quanto il figlio. Che d’improvviso si leva la maschera umana per cantare tutto felice «Sono una marionetta…. ia, ia, oh». Roba che non riesco nemmeno a commentarla. Almeno la balena bianca facesse fuori anche loro una volta per tutte.

Infine (è una promessa), il fidanzato/marito, che soffia una bella alitata magari alla pasta aglio olio tonno cipolle e peperoncino nella bottiglia e la manda alla sua bella che lo aspetta lontano… e che non vede l’ora di risentire il suo efflato tanto agognato.

Ma lui non ha dei polmoni. Ha un compressore del condizionatore di un TIR, e l’aria che ha soffiato in bottiglia esce senza controllo a -40° gelando quella deficiente che prima viene deformata orrendamente dal getto, poi viene ridotta a una maschera di ghiaccio con le labbra orrendamente spalancate a mostrare tutta la chiostra dei denti. Carina così… Fatti vedere dal tuo bello in quelle condizioni anche una sola volta e vedrai cosa ti manda, racchiuso in bottiglia… Ma se così forre, sta tranquilla… cerca una bella molecola anti-odore e tutto è risolto. Ho solo compassione per quel povero pappagallino innocente che dietro la scema si becca il flusso malefico, rimane spennato ed è pronto per essere confezionato dalla Findus o da Picard, prodotti surgelati di qualità. Mah… Esagero?

P.S. Adoro i nanetti che in coro intonano: «Pusa, pusa, che pusa…». Ma quelli li adoro davvero.

Ionnighitar


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