Caduto in basso

Già. Sono qui, un’altra volta a sproloquiare di musica e di band. Ci sono novità, come facevo a tenermele per me non metterne a parte il mondo? Dunque, che succede? Cu fu? Che tra parentesi non va confuso con il Kung-Fu che è tutt’altra cosa.

Succede che Gio, ormai lo conoscete, il basso bassista tornato all’ovile per ultimo come se avesse dovuto terminare qualche tournée con la Dave Matthews Band o con chissà chi altro (magari con i Pooh), ha un problema. Che conosco molto bene per antica esperienza diretta e che quindi, anche se non lo dico a lui perché sono generoso e compassionevole, so per certo non promettere nulla di buono né tantomeno lasciar sperare in una risoluzione, né prossima né remota. Gio ha gli acufeni. Gli acu-che??? Gli acufeni. Volgarmente, ronzii o fischi di vario genere nell’orecchio (non so se in uno solo o in tutti e due.

A me è successo di sentirli (tranquilli, le voci ancora non le sento) una valanga di anni fa, come diretta conseguenza di una sindrome che non sto nemmeno a citare perché tanto non significa nulla, arrivata tra il lusco e il lambrusco e strettissima parente della labirintite. L’aspetto peggiore, in effetti, era dato dai giramenti di testa, detti anche capogiri per distinguerli marcatamente da altri giramenti che mi sono venuti prima, durante e dopo e che mi capita spesso di provare. Ma questo credo sia un male comune.

Fatto sta ed è che a suo tempo, e per circa cinque anni, con segnali di preavviso che avevo imparato a conoscere e a non controllare, ovviamente, venivo investito da questa specie di tsunami sensoriale che mi faceva stere male come è opportuno che eviti accuratamente di spiegarvi. Sta di fatto che tra gli effetti collaterali c’erano perdita di equilibrio, centratura degli stipiti con la fronte, tentativi non sempre fruttuosi di aggrapparsi a qualcosa o qualcuno prima del tonfo e… e poi il resto, spiacevole e anche discretamente ripugnante. La cosa che più mi faceva imbestialire è che i tremilaseicentoquarantatre medici consultati, visto che non ci capivano un ette, archiviavano con ostentata sicurezza il problema incasellandolo come disturbo psicosomatico. In parole povere, non so cos’hai, non so perché ce l’hai, non so cosa farci, ma una cosa la so per certa: te lo tieni.

Una sola campana, che non mi ha né guarito (evidentemente) né, tutto sommato, curato, ha però azzeccato un pronostico. Anche perché dopo aver visto centinaia di casi simili se non avesse azzeccato sarebbe stato davvero preoccupante. Insomma, il verdetto è stato: “Vedrai che ad un certo punto perderai un bel po’ di udito da quell’orecchio, ti rimarranno gli acufeni (sacrosanto) ma la testa la finirà una buona volta di girarti. E così fu. Amen.

Gli acufeni di cui sopra dunque, che possono variare in una gamma estesa di sfumature, dal fiscio, al sibilo, al ronzio, al rumore dell’acqua che cade a scroscio sulla pietra, alla padella piena d’olio che frigge a più non posso, sono a tutti gli effetti una gran rottura. E provocano l’altro tipo di giramenti cui facevo riferimento sopra. Quindi.

Quindi Gio, che purtroppo per lui adesso ci sta in mezzo, si è giustamente sentito sconsigliare dall’otorino di suonare in una banda di squinternati che una volta in sala prove perdono il senso della misura e della decenza e portano gli amplificatori ad emettere qualche milione di decibel. Il che, se non ha già rinco…mbecillito tutti finora riuscirà presto a stenderci uno ad uno. Il tutto cosa comporta? Comporta che “addio basso”. Perché, appunto, io non glie lo dico, ma se Gio spera che sospendendo per un mesetto o due tutto torni a posto e lui possa tornare a sentirsi l’emulo di Nathan East, si sbaglia, ma di grosso anche.

Detto ciò, cos’hanno pensato i furbastri della band a danno del sottoscritto? Semplice: tu sai suonicchiare, il basso te lo sei comprato evidentemente perché ti solleticava l’idea, lascia a casa la Les Paul e portati l’ultimo acquisto, così abbiamo una squadra davvero completa. Capito? Fregato!

Ora, è verissimo che se l’ho comprato mi stuzzicava. E’ anche vero che mi piace molto, sia lo strumento in sé sia il suono, sia il ruolo che riveste nell’accozzaglia generale dei rumori che produciamo. ma ci sono alcuni inconvenienti. Primo: pesa più o meno come due Les Paul e mezza. Che se mi decidessi ad andare a suonare in macchina non sarebbe un problema grave. Ma se poi quando torno devo girare quaranta minuti per rimettere la macchina in qualche pertugio, meglio andare a piedi, in dieci minuti forse quindici ci sono. E d’ora in poi arriverò gobbo alla meta.

Secondo: se non suonassi seduto credo che la cervicale mi porterebbe dritto a un ricovero per anziani già dal mattino dopo. Per carità… però suonare seduto può essere comodo e scomodo allo stesso tempo. ho fatto qualche prova a casa. La posizione del braccio destro diventa tale da distruggermi la spalla dopo circa cinque minuti di finto suonare. E là, ogni lunedì sera, sono due ore tonde tonde. Terzo: senza voler sminuire né offendere nessuno, sono ben consapevole che nin mi trovo né al cospetto di Eric Clapton, né di qualsiasi professionista anche lontanamente meno dotato. Però, sinceramente, anche se non esiste altra via per imparare che l’esperienza, mi secca moltissiomo fare i primi passi, o meglio le prime acrobazie con le dita, con il rischio di far perdere il filo, il ritmo o la spinta agli altri tre. Che dilemma!!!

Per lunedì scorso ho trovato una scusa, ma per far vedere la buona volontà mi sono messo a fare con la mia chitarra alcune delle parti che dovrebbe fare il basso. E mi sono fregato con le mie stesse mani. L’attesa è per il prossimo lunedì. Dovrò fare il grande salto. Non ci possono più essere scuse né sotterfugi. E se basso dovrà essere, che basso sia. E la mia Les Paul? E se per caso dovesse offendersi, o sentirsi tradita, o soffrire di gelosia? Porco cane, possibile che anche per una cosa così stupida debba vivere queste lacerazioni dell’animo che rischiano di togliermi il sonno? Comunque la decisione è presa. Lunedì basso. Giovedì gnocchi. Posso sempre sparare che ancora una volta Ric abbia un impegno improrogabile. Ma sposterebbe semplicemente l’evento traumatico di una sola settimana. Riferirò puntualmente da queste pagine. Adios.

ionnibass (metamorfosi di ionnighitar)


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