Back home

Mi son venuti i brividi! L’ultimo post è datato 15 luglio e nel frattempo di cose ne sono successe, e tante. Belle e brutte. Forse, ma dico forse, è a causa di quelle brutte che non me la sono sentita di passare di qui per un po’, anche se ripensando adesso a quelle belle potrei anche avere di che scrivere qualcosina. Prima sento l’Azienda Turistica delle Egadi: se disposta a versare un congruo compenso o a garantirmi un soggiorno premio per l’anno prossimo potrei anche sforzarmi di raccontare e fare un po’ di pubblicità. Detto tra noi ho qualche dubbio, ma… chiedere è lecito, dice il detto. Che se poi non fosse detto, non si vede come potrebbe dire…
Ma quasi quasi, avendo staccato la spina in quel di Miami col piede praticamente nella proboscide di imbarco per il mesto rientro in Europa, riprendo il discorso da lì.
Lo faccio anche a scopo scaramantico, visto che tra poco più di un mese la traversata transoceanica sarà replicata. E mi piacerebbe tanto far tesoro di tutte le fesserie collezionate nell’ormai fin troppo nota odissea della prima migrazione.
Quindi, ci armammo e partimmo. Arrivando, questo è pacifico, con il giusto anticipo al cancello di imbarco e per giunta a quello giusto. Senza possibilità di equivoci.
Unico neo, il volo parte con una quarantina di minuti di ritardo. Il che mi secca un po’, visto che questa volta a Madrid avremo una sola ora per il trasferimento/trasbordo e non un’ora e mezza (risultata a malapena sufficiente) come all’andata. Ma ci affidiamo all’esperienza e alla capacità del pilota iberico nello schivare il traffico e gli ingorghi, speriamo in bene.
Fiducia ben riposta, visto che recupera i quaranta minuti e atterra in orario.
Unico appunto, visto che col buio per lunghe, lunghissime ore non puoi far altro che concentrarti sull’interno dell’aereo, ho notato che Iberia su questo volo notturno privilegia la presenza di steward a quella di hostess. Un po’ mi dispiace: anche l’occhio vuole la sua parte. Ma in fondo… se tanto è quasi e sempre tutto buio non è che ci sia granché da perdere, pazienza. Dai, che siamo atterrati. Però…
Però, dopo una decina di minuti fermi nel nulla dei piazzali, ci viene comunicato che, purtroppo, un altro aereo è attaccato alla proboscide a noi destinata e quindi dobbiamo aspettare che abbia la compiacenza di levarsi dalle scatole. Cominciamo a fremere. Ancora più di noi, altri tapini che hanno tempi ancora più ristretti per la coincidenza per altri lidi. E i minuti scorrono. Con calma, l’intruso si sposta. Di dove sarà il pilota? Mah…
Finalmente attracchiamo. Alcune hostess già in assetto di guerra ci aspettano e ci schiaffano in mano cartellini arancioni che, a detta loro, dovrebbero garantirci la priorità di passaggio dovunque dovessimo sventolarli e ci raccomandano di non camminare, ma di volare!!!. Fatto sta ed è che, cartellino o no, non ci sono santi di bypassare i controlli di rito: via la cintura, leva l’orologio, le scarpe… una nuova, provvidenziale (!!!) perdita di tempo.
Mi assale ancora una volta il terrore di dover affrontare una nuova figuraccia attraversando tutto l’aereo sotto gli sguardi sprezzanti e inferociti dei passeggeri diligenti, quelli che capace che si son trovati all’imbarco con un’ora e passa di anticipo. Non lo sopporterei.
E corriamo, corriamo, di qua, di là, ma sei sicuro? E che ne so io, c’è qualcun altro che corre alla disperata, speriamo non stia andando a prendere un volo per Dubai.
Riconsidero che i corridoi dell’aeroporto Barajas sono una delle cose più lunghe e interminabili che si possano immaginare. E non riesco a capire come sia che ogni volta mi trovi a un’estremità del corridoio, mentre la mia destinazione è esattamente all’estremo opposto. Ma chi diavolo parte dai cancelli a metà strada, che son deserti? Boh.
Ecco, adesso vediamo la luce in fondo al tunnel. Travestita da hostess (la luce intendo, non è che ci fosse un travestito o transgender ad aspettarci. Almeno, non credo). E la hostess sembra lì ad incitarci perché non molliamo in vista del traguardo. Fa segni con le braccia, ci sollecita, ci fa coraggio, dai Bartali, dai Girardengo, ci siamo quasi…
Dice (ricordiamoci che ormai masticavo lo spagnolo quasi come il ticinese): siete quelli che arrivano da Miami. Sappiamo del ritardo, forza, forza che mancate solo voi! Eccola lì.
Lo sapevo. Altra figura da cioccolatai, anche se stavolta abbiamo poche o nulle responsabilità. Ma tu vallo a spiegare a quella schiera di torvi compagni di volo che ci squadrano come fossimo appestati, menefreghisti e anche un po’ deficienti, giusto per completare il quadretto.
Altro mistero… ma perché mai quando arriviamo al volo, per ultimi, trafelati, sudati come dei maiali, col fiatone, ci tocca sempre andare a cacciarci agli ultimi posti sfilando vergognosamente davanti a questa schiera di sguardi ostili? Forse per punizione?
Vabbè, amen. Anche questa è fatta. Non dico che siamo cotti, fusi, totalmente rimbecilliti per il cambio di fuso e per una nottata di trasvolata quasi insonne. Ma anche se non lo dico, credetemi, le cose stanno esattamente in questi termini.
Toh, guarda, le Alpi. Alpi? Ma non è che sono i Pirenei? Beh vabbè poi però arrivano le Alpi. O no? E chissenefrega, tanto siamo in mezzo alle nuvole, fa poca differenza.
Mannaggia, che cielo… che grigiore, mi vien freddo solo a guardar fuori… e ormai siamo a terra. La sola cosa positiva è che a Linate il rischio di perdersi tra corridoi, scale mobili e cancelli di uscita è praticamente pari a zero. Grazie alle dimensioni, perché se dovessimo contare sulle indicazioni saremmo ancora là. Usciamo, fa freddo, l’atmosfera del 31 gennaio è di una tristezza infinita lungo il Viale Forlanini e poi lungo tutto il tragitto fino a casa. Mi sa che in fondo era più bello a Miami. Chissà se e quando torneremo. Se? Claro que sì. Quando? L’ho già detto, tra poco più di un mese. A far che? Non certo perché non riusciamo a fare a meno della prima colazione cubana… Andremo a sentire la Marcia di Mendelssohn. O di Wagner? O di Mozart? Non lo so, non è compito mio sceglierla. Il mio solo compito è quello di guadagnarmi, felice, la qualifica ufficiale di suocero…!!!
Bello. Ma a leggere la parola suocero, a sentirmi suocero mi sento, chissà perché, come se fossi invecchiato di altri dieci anni. Amen.

Ionnighitar


2 thoughts on “Back home

  1. enrico Rispondi

    allora buon nuovo viaggio ! 🙂

    1. ionnighitar Rispondi

      Grazie mille. Sarà una stancata terribile, ma ‘evento è troppo importante (e piacevole). Così magari avrò da scrivere ancora, se riuscirò a perdermi tra i corridoi di Madrid 🙂

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