Ascoltare è bello

Devo fare una premessa. Credo che quello che sto per scrivere si possa considerare di un’ovvietà disarmante. Il che un po’ mi dispiace, perché sarebbe tremendamente seccante strappare la palma della specialità a Francesco Alberoni. D’altra parte se le mie considerazioni, anche banali, devo lasciarle fuori di qui, a che serve il blog?

Mi capita, spesso anche la sera, a letto prima di dormire, di cacciarmi nelle orecchie gli auricolari dell’I-Pod e lasciar andare la sequenza dei brani in ordine casuale. Da notare che si tratta di pezzi che, almeno per la stragrande maggioranza, ho ascoltato centinaia di volte. Eccolo qui il nocciolo: li ho ascoltati o li ho sentiti? Quando mi accorgo che li sto davvero ascoltando è perché le volte precedenti li ho probabilmente sentiti. Intendiamoci, parlo di musica leggera, non leggerissima, ma non mi riferisco a classica, sinfonica o lirica che dir si voglia. Quasi certamente per ignoranza, per rozzezza di gusti, per sottocultura, sono un ascoltatore molto tiepido della classica, pur apprezzando e conoscendo un buon numero di pezzi (si può dire pezzi?). Con la lirica non ci vogliamo troppo bene… Non la so né la saprei apprezzare. Decisamente verso la sinfonica, che a volte ascoltavo anche durante lo studio, nella notte dei tempi, sono un po’ più portato (con moderazione). E credo che parlare di “ascolto” a chi abitualmente frequenta la musica classica sia concetto di un’ovvietà sconcertante. ma io mica voglio fare l’acculturato per forza.

Qui, ribadisco, parlo di leggera, pop, rock, blues… un misto dei tre generi. Con una spiccata colpevole ma innegabile preferenza per artisti stranieri. Non a prescindere, ma perché nel panorama italiano attuale trovo davvero poco che mi appassioni e in quello datato anni 70-80 c’è molto, ma non tutto mi affascina come fanno altri musicisti o gruppi d’oltralpe o oltreoceano (Francia e Germania le ho sempre snobbate, ma dubito che abbiano prodotto pietre miliari in questo campo.

In ogni caso, quello che intendevo tra ascolto e ricezione passiva è che credo che l’aspetto più bello, profondo ed emozionante nell’ascoltare musica sia la possibilità (la capacità sono convinto che l’abbiano tutti) di cogliere ogni volta una sfumatura nuova, diversa, mai catturata eppure presente da sempre. L’ascolto in cuffia senza alcun dubbio facilita questa sottile analisi involontaria e permette di seguire, magari senza una precisa volontà di farlo, linee melodiche che in precedenza restavano fuse e confuse con il resto della musica. Dati i miei gusti trovo che le sorprese più emozionanti siano date dalla chitarra solista (e te pareva), dal basso, grandioso a volte e ingiustamente sacrificato quasi sempre a viaggiare come comprimario delle percussioni. E queste, appunto? Ci sono pezzi di batteria o di altri strumenti ritmici che non potendo sempre emergere in forma di assolo restano nascosti, sottovalutati e sottoascoltati. Ma possono rivelarsi invece di una bellezza e di una originalità sorprendente.

La stessa cosa succede ascoltando con grande attenzione i cori o le doppie voci, quando ci sono. E possono aprirci un mondo di piacere profondo e riservarci curiose e appaganti sorprese che normalmente restano confinate a un insieme di suoni di contorno senza carattere e senza la dignità di ascolto che meritano. Ci sono mille pezzi che mi vengono in mente se penso a questo averli ascoltati con orecchio diverso e più attento. Sarebbe difficilissimo stilare un elenco.

Un esempio perfetto però, giusto per trovarne uno, credo sia un pezzo di Zucchero, che dà il nome al suo ultimo album, Chocabeck. Trovo straordinaria la linea dei cori e delle doppie voci, che oltretutto presenta una curiosità davvero singolare: si tratta di sette tracce successive incise per costruire, appunto, le doppie voci in studio, ma da una sola persona. E’ un genio della musica. E’ un genio degli arrangiamenti. E’ un genio di questi cori e coretti nei quali chi ha buona memoria può facilmente ritrovare traccia di alcuni suoi pezzi di tanti, tanti anni fa. Si tratta di Brian Wilson, storica mente dei Beach Boys, quelli di Barbara Ann o di Good Vibrations. Se riuscite, provate ad ascoltare le parti con coretti di Chocabeck e tornate con la memoria a Good Vibrations… La classe, decisamente, non è acqua.

Ionnighitar


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