Arte? Si parte…

Tutto pronto… prima o poi si parte davvero!

Beh, arte… dai passatemela questa. Vengo subito al nocciolo, poi torno indietro a farneticare sulle premesse. A momenti, o forse ore, magari giorni… insomma, prima o poi darò fibero sfogo a questo impulso irrefrenabile che mi ha preso di cimentarmi con la pittura ad acquerello. Impulso inaspettato e violento, di quelli che non puoi rimandare. Infatti ci sto girando intorno da poco meno di un anno. Ma le cose se le vuoi fare bene mica le puoi improvvisare così, zacchetrac. O no?

Intanto… In qualsiasi attività, questo è ormai assodato, la parte più interessante, entusiasmante e dispensatrice di fremiti interiori è quella preparatoria. Oddio, magari non proprio per tutte tutte le attività, ma statisticamente questo è provato. Un dato di fatto. Il che mi ha portato a gioire, una volta fatta la pensata, nello scoprire, appunto un annetto fa, che Caro aveva ancora tra i suoi materiali da disegno una scatoletta pocket di acquerelli in pastiglie. Gran marca, mica roba da «Suora, oggi dipingiamo il pulcino di Pasqua per la mamma?». Quindi, visto che a lei non serviva più, l’ho requisita. E ho fatto bene perché poi ho scoperto che gli acquerelli in confezione manca poco che costino come i tartufi di Alba.

Col tempo e dopo giudiziose riflessioni ho pensato che forse mi sarebbe convenuto comperare anche qualche pennello, perché quelli che usavo per la pittura ad olio non vanno bene. Ed anche qui mi sono reso conto che l’arte è destinata ai ceti più abbienti. Ma ci sono escamotage, basta evitare i pennelli con pelo di  martora e buttarsi su quelli di setola, pelo di porco, insomma. Pulito, però. Effettuato l’acquisto, cinque o sei, mica di più, anche perché la mia discendenza genovese in certi casi urla di dolore di fronte agli espositori e mi riporta nei sani binari della parsimonia, mi sono portato a casa i miei pennellini, li ho guardati e riguardati e poi li ho infilati in una busta perché non avessero a patire il freddo d’inverno o il caldo d’estate. Passati mesi così.

La scorsa estate, i miei fan lo sanno, sono stato in quella meraviglia terrena che è la Val d’Orcia e ho deciso: «sparare foto a raffica, e si è visto, perché questi saranno i miei paesaggi/chiave per lanciarmi nell’arte dell’acquerello. Va anche detto, per onestà, che a Monticchiello siamo finiti (grazie Ema) nell’atelier di una matura signora fiorentina abilissima nel catturare scorci di toscana e ancora più abile nel venderli ai passanti. Scherzi a parte, molto belli… molto bello il modo di presentarli, di montarli carta su carta o corredarli di passe-partout e di dar loro un taglio molto particolare. Brava sciura. Due di quei minipaesaggi sono qui, li sto guardando adesso (un po’ loro, un po’ la tastiera) ed è anche a quelli che mi ispirerò.

Sta di fatto che da luglio ad oggi qualche giorno è passato. L’impulso impetuoso non si è placato e venerdì notte, tra le mille cose piacevoli e non che mi frullavano per la testa, mi sono detto: «Basta.. Domani si fa il gran passo. Domani si compra la carta». Mica noccioline, oh… E, incrollabile nei miei progetti, sabato mattina, dopo aver fatto l’ennesima visita a vuoto a Decocity, per i meno raffinati Castorama, scoperto che oltre a non avere le lampadine che mi servivano, la tavoletta di compensato che era parte irrinunciabile dell’attrezzatura e, per giunta, manco uno schifosissimo straccio di foglio di carta per acquerello ho preso due decisioni: boicottare il Castorama, che oltretutto ha una percentuale di addetti cortesi che si aggira sullo 0,23%, e fiondarmi nella vecchia, fedele, sicura cartoleria, dove, ça va sans dire, ho addirittura avuto la possibilità di scegliere fra tre alternative. Ho scelto la più economica, sai com’è… E poi temevo gli scagnozzi di Monti fuori dal negozio con il blocchetto per segnare sul redditometro.

Questa mattina quindi, in pratica, c’era tutto l’occorrente. beh, tutto… e la tavoletta? Mannaggia la pupazza, la tavoletta. Forte dei consigli di Emilio, amico prima ancora che imperatore condominiale, ho trovato un falegname a pochi passi da qui. Ovviamente non aveva compensato, dato che a me quello serviva. Ma abbiamo ovviato con una lussuosissima tavoletta in bilaminato bianco, l’interno non mi interessa, dove i sacri testi mi raccomandano di fissare con carta adesiva (ce l’ho) il foglio, e inumidirlo prima di cominciare. Per riassumere… adesso ho proprio tutto.

Probabilmente è per questo che sto cercando di tirare in lungo questo post. Proprio perché, come dicevo prima, la fase preparatoria, dopo essere stata protratta ad arte per un periodo che per una persona normale e sana di mente sarebbe stato improponibile, è arrivata a conclusione. Purtroppo non manca più niente: il tempo? lasciamo correre. I materiali? Ho perfino la spugnetta, barattolini, piattini vari… quello che si vuole. E stracci, stracci come se piovesse. La carta c’è, la tavoletta c’è, lo scotch di carta pure, i pennelli e i colori anche… le idee… Vuoi vedere che nonostante le foto, le impressioni, le intenzioni, la signora fiorentina, il punto debole sta qui? Ah, dimenticavo: ho cercato in rete tutti i corsi possibili e immaginabili per dipingere ad acquerello, ma ho seguito solo la teoria… dovrei buttarmi sulla pratica.

Ho un sospetto: la ormai tristemente “sindrome da scaffale pieno” che mi assale per libri, ciddì e quant’altro… vuoi vedere che si è insinuata anche tra gli scaffali del fare? Che faccio? Mi butto? O ci penso e attacco domani? Magari qualche prova per capire cosa diavolo siano queste benedette velature? Boh… poi vi so dire. Per ora il post mi ha affaticato, anche lo scrivere consuma la vena creativa. Ci penso. Mi butto? Non mi butto? Ragazzi, ma William Turner (che adoro) sarà mica stato così deficiente quando doveva cominciare a dipingere i suoi capolavori…

Ionnighitar

William Turner: Tramonto sul lago

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