Altra tacca sulla pistola

Eh già. Siamo ufficialmente e chissà se fortunatamente nell’anno domini 2014. Mi pare si dica anche “dell’era volgare” e questa credo sia una delle certezze più incontrovertibili e documentabili. Credo si faccia più presto a individuare ciò che volgare non è, ciò che ancora difende una patina di decenza, dignità, quasi quasi sarei tentato di dire “normalità” che non trovare comportamenti, manifestazioni, atteggiamenti che un tempo sarebbero stati ritenuti disprezzabili.

Da qui si possono dedurre, mio caro Watson, due ovvietà disarmanti. La prima, che se io ricordo tempi che furono significa che sono lanciato a velocità folle verso quella stagione della vita che inesorabilmente si tinge con i colori dell’autunno. Il che, poi, a guardar bene, mi dispiace fino ad un certo punto, almeno esteticamente, perché amo i colori delle terre, i gialli carichi tendenti all’aranciato, ai rossi non troppo “pompiere” ma piuttosto viranti al bordeaux e a elegantissimi marroni rossastri bruciati. Non credo metterei mai, comunque, una camicia marrone. Forse solo se molto lautamente retribuito. Ma molto lautamente. E con l’impegno vergato di fronte a un notaio di non farmi mai rivedere una mia immagine in tale versione. Potrei perdere le ultime stille di autostima che sto cercando di difendere con le unghie e coi denti. Nera o grigia, no. Non vorrei essere confuso con la pletora di elegantoni alla Carlo Conti o Ezio Greggio che, a mio avviso, o non passano mai davanti a uno specchio o hanno dei consulenti d’immagine con gravi disturbi psichici. E non voglio (si fa per dire) fare cenno a quelle elegantissime magliette, rigorosamente nere o blu scurissime, senza collo, che in primis credo Giorgio Armani e poi altri guru modaioli hanno lanciato e che, indossate sotto giacche nere anch’esse o grigio scuro, riescono a rendere così squisitamente elegante il cosiddetto “Cav”. Che quanto a immagine dovrebbe già avere le sue belle preoccupazioni pensando a quella specie di calotta rigida color mogano quasi naturale che campeggia su una sua onorabilissima ma celata pelata e che lo rende tremendamente simile al Big Jim o al Ken (i ganzi della Barbie). peccato che poi loro sfoggino anche un fisico atletico e un’altezza che, resa in dimensioni umane, sovrasteterebbe il grande statista di una serie nutrita di spanne. Vabbè.

Dicevo, Watson, che la seconda considerazione spontanea potrebbe riguardare una mia vena di sfolgorante ottimismo snocciolata già il secondo giorno del nuovo anno. Sottolineando che nuovo non significa necessariamente migliore, per quanto io abbia acceso un cero a San Facocero, grande e alto come la torre di Pisa chiedendo un po’ di tregua dalla sfiga a livello personale. Ma questo credo sia desiderio comune (non lo scongiurare la mia, di sfiga, ma la propria). Dai, non sono per forza pessimista. Anzi, direi che essersi alleggeriti del peso di un anno così luridamente miasmatico e maleodorante non possa che essere una specie di fionda per lanciarsi verso più rosee speranze. Così, al volo, senza pensarci, mi vengono in mente tre cose belle che meriteranno di essere ricordate del defunto 2013. E le ricordo con piacere. Ma non ve le dico. O quasi… Insomma, qualcuno si è sposato ed è stato un gran bel matrimonio, Maddy, che pur essendo una cagnolina e da me considerata come tale e non umanizzata è arrivata ad allietare i ragazzi bolognesi e di striscio anche i vetusti genitori. E poi chissà… Certamente ci sarà stata da qualche parte una nascita di umani ad allietare una giovane mamma o un baldanzoso papà, no? Ecco, questa la butto lì. Non ho conoscenze dirette. Ma sono certo che chi ha avuto un piccolino/a in questo anno innominabile lo ricorderà come il più bello in assoluto. E lo capisco.

Per il resto, lasciatemelo dire, bisognerebbe evitare di aprire i giornali, accendere la tibbù, ascoltare i commenti dentro e fuori dai bar, non pensare. Non pensare proprio al grado di presa per i fondelli che ormai senza pudore né ritegno ci riserva chi in teoria, ma molto in teoria, dovrebbe far funzionare la nostra baracca comune. Sarò molto breve, vostro onore, se no mi bandicono (bannano per gli strafighi informatici) dalla rete per occupazione di aere pubblico. Ma pur nella brevità più breve, e greve, non posso non richiamare alla memoria di questa corte la vicenda ignobile e umiliante dei nostri due militari abbandonati a se stessi in India. Però, recentemente, per non farli sentire eroi solitari, qualcuno ha pensato bene di mandare in un bel bagno di guano anche un’infornata di famiglie colpevoli di aver cercato le strade istituzionali per un’adozione da un Paese a rischio. Eccoli serviti anche loro. Ma stiano tranquilli… Ci sono un paio di ministri o tre che in quattro e quattro = trecentoventiduefantastiliardi li riporteranno a casa sani e salvi. Già pensionati. Sempreché tra qualche anno esista ancora il concetto di pensione.

Stop alle lagne, lamentele, polemiche, recriminazioni. Anche perché, as usual, straordinariamente utili e foriere di soluzioni.

Quindi? Quindi mi sa che per questo post la cosa migliore da fare, anche se leggermente banale, sia quella di augurare a tutti i visitatori del blog, occasionali o cronici che siano, un anno migliore. Migliore se quello passato è stato putrido ma anche se è stato fantastico. Vogliamo mettere un limite al meglio? Mi sembra cretino. Se posso scegliere opto per la mozione che prevede di mettere un limite al peggio. E poi, auguri agli amici. Quelli veri perché so che sono amici e che sono veri. Quelli che lo sono per abitudine e che continuerò a far finta di considerare amici. A quelli che si dichiarano tali e poi se appena possono ti riservano una bella padellata di …. ecco, quella. Ma sì, auguri anche a loro, che mi frega. Non sarò certo migliore o peggiore arroccandomi su posizioni di intransigenza e di difesa della lealtà ad ogni costo. Tout passe, tout casse, tout lasse. Come? Chevvordì? Avete Wikipedia per far che cosa? Usatela, che allarga la mente. Per finire, a chiunque legga, a chiunque mi pensi, a chiunque io pensi, ma certamente non a chi ci ha rovinato e continua a farlo senza scrupoli, tanta serenità. Attacchi di diarrea incontrollabile agli altri. A questi ultimi in primis.

Ionnighitar


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