Allora o… allora (alùra)?

In quel tempo (allora, appunto)… c’erano ancora tutte le foglie sugli alberi. O almeno quasi tutte.
Alcune, stanche di starsene aggrappate a prendere il vento, la pioggia e, da qualche parte, anche la grandine, avevano pensato bene di abbandonarsi al proprio destino, piantare in asso le sorelle che troppe volte avevano bisbigliato alle loro spalle, pettegole, e avevano cercato di prendersi tutto il sole confinandole nei coni d’ombra e si erano lasciate trasportare dal venticello che le depositava delicatamente qualche metro più in là.
Alcune, molto meno astute, si erano lasciate cadere proprio nel bel mezzo di uno scroscio di pioggia, finendo spiacciccate a terra di botto, senza un atterraggio elegante, senza un volo finale che, nel mondo delle foglie, ha un po’ il significato del canto del cigno. Votandosi così a diventare una pappetta schifosa e marcescente di cui tutto si può dire, ma non che sia elegante e dignitosa.
Altre ancora, indebolite dall’età e fiaccate per aver resistito per tutta la stagione ai capricci del tempo, avevano finito con l’essere strappate con violenza da una folata di vento forte ed erano finite chissà dove. Mischiate, a terra, ad altre foglie che con loro non avevano proprio niente da spartire.
In quel tempo (allora, appunto)… non ci si era ancora cimentati nella più o meno laboriosa operazione del cambio di stagione degli armadi e degli Armandi. Sempreché, ovviamente, ci siano armadi destinati al guardaroba in uso e altri, piazzati quasi sempre in pizzo ai primi, pronti ad accogliere quegli indumenti che di anno in anno segnano inesorabilmente l’inizio di un altro cambio. Ricordandoci, per inciso, che ancora una volta è passato un altro anno e che il tempo scorre senza mai darci un solo secondo di tregua. Sugli Armandi non mi pronuncio. Non ne conosco. Però posso immaginare che da qualche parte nel mondo qualcuno ne conosca almeno uno. E tra tutta questa gente, magari uno che sia uno il suo Armando di turno lo cambierebbe volentieri. In qualche caso potrebbe essere addirittura la moglie a volerlo fare… va’ a sapere. Non è nemmeno detto che lo voglia cambiare in questa stagione.
In quel tempo (allora, appunto)… dopo la doccia mattutina tutto era un piacere: ti asciugavi in un attimo, sentendoti piacevolmente rinfrescato dall’evaporazione dell’umidità residua. Ti vestivi ancora con maggior piacere (parlo per me, almeno): boxer (sconsigliati alle signore in quanto non propriamente femminili), una maglietta, pantaloni e via! Fatto tutto. Ah, già, le scarpe in caso di uscita, ma senza il cilicio delle calze.
In quel tempo (allora, appunto)… la temperatura era mite. Oserei dire che era quasi temperata, la temperatura. Poi, per carità, non è che sia per forza sempre così. Ci sono anni in cui settembre sembra maggio e altri in cui luglio pare novembre. Ma stavolta direi proprio che le cosine avevano funzionato tutte a meraviglia. Poi…?
Beh, poi… intanto non abbiamo ancora chiarito a quale allora mi riferisca, né a quale sia stato l’evento preso a linea di demarcazione tra l’allora (appunto) e l’adesso. Chiarirò.
L’allora è tutto ciò che c’era prima dell’ultima chiacchierata che ci siamo fatti qui. L’adesso è, guarda un po’, adesso.
E tutto quanto sopra stava a rimarcare come sia cambiato l’ambiente tra il momento il cui ho lasciato sonnecchiare la tastiera e l’altro (momento) in cui ho deciso di darle una sveglia, seppure temporanea.
Come forse qualcuno sa, tra me che scrivo e chi passa di qui a leggere, sono di sicuro io quello che si diverte di più. Ne deriva, inevitabilmente, che se non scrivo la cosa pesa molto di più a me che a chi passa di qui e non trova niente di nuovo. Ma capita.
Come è capitato che l’altro giorno io abbia ricevuto, evidentemente da un lettore affezionato, che ringrazio, un messaggio su whatsapp che riporto quasi integralmente: “…alcuni utenti si domandano preoccupati se la sospensione durerà ancora molto”. In pratica, in parole povere, mi ha detto: “allora (alùra)?”. Vorrete ammettere che sono cose che fanno piacere? Beh, che lo vogliate o meno, che l’ammettiate o no, a me ne ha fatto, molto.
Intanto ti dà modo di capire che c’è del vero quando ti senti dire che è piacevole leggere le cose che snoccioli qui dentro. Oddio, magari ti vien da pensare che l’interesse e l’attenzione siano dovuti in buona parte al fatto che è comunque carino ritrovare ricordi comuni o veder descritti luoghi e momenti della propria giovinfanzia. Però su questo punto sorvoli e ti illudi che anche senza il ricorso alle memorie di un giovine campagnolo le Polpette siano comunque una lettura accettabile.
Poi, preso dai rimorsi per aver lasciato a bocca asciutta un pubblico magari non oceanico ma regolare e affezionato, ti sforzi per partorire qualche periodo che possa affrontare il palcoscenico virtuale.
Ecco come stanno le cose. Scrivere mi è mancato e mi mancava un sacco. In realtà, se proprio volete saperla tutta, mi mancavano e tuttora mancano anche ricordi chiari e vividi da trasformare in raccontino. Ma si rimedia. In effetti, se dovessi andare indietro a rileggermi i trenta (già trenta???) post precedenti so che troverei ripetuta diverse volte la frase “di questo ne riparlerò”. Ma qui sta il rischio. Se nel dire ne riparlerò intendevo approfondire un argomento solo sfiorato o citato al volo, tutto bene. Se invece prende il significato di ripetere cose già dette diventa una specie di incubo. Quando mi metto a spremere le meningi per cercare qualche episodio simpatico mi ritrovo a pensare: “ma l’ho già detto, mi sa”. Non vorrei finire col fare la figura della Rai che ciclicamente trasmette i film di Piedone lo sbirro o di Rete 4 con quelli di Don Camillo (che peraltro guardo sempre pur conoscendoli a memoria anche a rovescio) o roba del genere. Però prometto che mi metto d’impegno. Più che altro lo prometto a me stesso, ma fate finta di non saperlo.
Certo, non è che adesso stia prendendo impegni con data di scadenza e penali di inadempienza al seguito. Per esempio, dopo lunga attesa e ripetute disattese, il tetto da riparare mi attende a coppi aperti. E siccome a quanto pare la seconda parte della settimana prevede tempo e temperature quasi estive, il mio capomastro mi ha richiamato all’ordine. Si parte. Mi sa tanto che i ricordi dovranno aspettare ancora qualche giorno. Poi, si sa com’è di questi tempi… i Morti, i Santi, i ponti… (non c’entrano i figli della Loren). Ci vediamo qui. Prima o poi. Probabilmente poi. Arriva anche l’ora solare. Che tristezza!

Ionnighitar


2 thoughts on “Allora o… allora (alùra)?

  1. Enrico Negroni Rispondi

    Bravo e molto poetico l’inizio con la descrizione delle foglie cadenti.
    Ti capisco: anch’io ogni tanto sono preso da una forma di astinenza allo scrivere e quando cerco di sforzarmi non viene fuori nulla di originale.
    Meglio allora attendere: restare sulla sponda del fiume e cogliere al volo la prossima ispirazione portata dalla corrente.
    Prima o poi arriva !
    Ciao,
    Enrico

    1. ionnighitar Rispondi

      Ti ringrazio. A volte mi prende l’ansia da assenza ed è proprio così che peggioro la situazione entrando in una spirale di vuoto che mi impedisce di riprendere il discorso. Hai ragione… Aspetterò. Spero non troppo, però, perché lo scrivere mi manca, sempre. Ne approfitto anche, tanto per cambiare, per dichiararmi completamente d’accordo con te anche sull’idiozia Halloween all’italiana. Chissà che bisogno c’è… Oltretutto la mia quasi nuora è americana al 50% e trova del tutto arbitrarie e malamente personalizzate le interpretazioni di quella festa che qualche genio nostrano si ostina a far sua. Ridicoli. E, una volta di più, patetici.
      Grazie, a presto

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