Acqua passata

Dal libro: Il mio giardino in testa

Devo confessare che questa mattina, dopo una notte per buona parte insonne a causa del rimorso, perché sapevo che molti dei miei lettori erano in ambasce non avendo potuto scoprire se fosse partito il progetto acquerello o meno, mi sono ritrovato a vagare un po’ con il pensiero, a tornare indietro, a fare panoramiche sul passato, più che bilanci. Avessi fatto bilanci forse non sarei qui a scrivere ma avrei già portato in discarica il mio fido Mac cercando anche un container per ex possessori di Mac ed ex amministratori di blog. Brutto però, “amministratore”. Mi fa venire in mente più l’amministratore di condominio che l’amministratore delegato. Io invece mi sento molto più portato a sentirmi grafomane scatenato e avvantaggiato dall’assenza di potenziali oppositori.

Lasciate che prima rassicuri gli ansiosi sull’acquerello. Ehm… oggi credo che farò i primi esperimenti e tentativi per capire come si mischiano i colori (sulla carta, perché per mischiarli nella scodellina credo già di aver capito come fare). Quindi, tranquilli… e poi non correte rischi. A meno che non mi esca qualcosa di meglio di quanto abbia dipinto il Turner o magari che mi avvicini a qualche scena rurale degna di Julien Dupre o Jean Francois Millet ho seri dubbi che avrò la spudoratezza di schiaffare nel blog il risultato delle mie fatiche.

Detto questo, chissà perché,  questa mattina mi sono appunto ritrovato a viaggiare con la mente all’indietro, esplorando il secondo tempo della mia vita lavorativa (il primo tempo è stata una piccola breve parentesi di sedici anni che continuerò a ricordare con piacere solo per alcuni personaggi coi quali ho percorso qualche tratto di strada).

Il resto invece… beh, ha certamente avuto alti, pochi, e bassi, parecchi. Ma ha offerto occasioni per fare lavori noiosissimi, tanti, o divertenti, interessanti, appassionanti e gratificanti, pochi.

Però per fortuna è su questi che è finito col concentrarsi il mio ricordo. Di cosa sto parlando? Di lavori di grafica intesa in senso lato. Quindi marchi, loghi (logotipi se voglimo fare i sofisti), copertine, gabbie di impaginazione che in sé e per sé dicono poco, ma poi si traducono in un insieme armonioso e di gradevole impatto visivo una volta stampato il tutto, libro, fascicolo, catalogo o pieghevole che sia.

Non è che ci voglia un genio a capirlo: in tutte le occasioni in cui ho potuto mettere in moto e mettere alla prova la creatività mi sono divertito mille volte di più rispetto a quando dovevo impaginare un modulo di adesione per prodotti finanziari o il regolamento di un prodotto assicurativo. Mannaggia che pazienza e che monotonia, ragazzi!

A metà strada tra l’una e l’altra cosa metterei quella montagna di disegni a metà tra il tecnico e l’illustrativo che alla fine mi hanno trasformato in uno dei più ferrati conoscitori di tutti i segreti estetici e funzionali di camper e autocaravan. Ho riguardato il frutto del mio lavoro. Che differenza tra i primi schemi stentati e timidi e quelli realizzati verso la fine del sogno. In fondo si vede che l’esperienza e la pratica a qualcosa servono, in effetti.

Mi hanno fatto sorridere e mi hanno intenerito tre librettini progettati senza grosse pretese, che però mi sono riusciti piuttosto bene quanto a copertine. Trattavano di pesca, di raccolta di funghi porcini e di bridge e poker.

I cataloghi tecnici, per quanto possa sembrare strano, sono comunque riusciti a darmi soddisfazione. Forse perché in passato, nel primo tempo, ne avevo visti talmente tanti e di talmente brutti, salvo rare e preziose eccezioni, che ho usato nei miei confronti un metro di giudizio particolarmente benevolo. Cosa che per la verità non succede praticamente mai.

Ho anche ripensato alle volte (tante, troppe) in cui, entusiasta per la riuscita di un progetto, comunque corredato di almeno due o tre alternative a mio avviso meno riuscite, fosse quasi matematico che il cliente scegliesse proprio una di queste, instillandomi il sospetto che in fondo io non capissi un accidente o avessi il gusto dell’orrido. Per fortuna ho scoperto che questa è una regola quasi universale quando si lavora con la creatività.

Ripercorrendo questa carrellata, di cui per pietà e per decenza vi risparmio grosse parentesi, sono arrivato, un po’ perché tra gli ultimi lavori degni di essere chiamati tali, un po’ perché di grossa soddisfazione dal punto di vista professionale, ai due libri che, in pratica, sono stati il canto del cigno di un’attività che, a malincuore, considero ormai morta, se non sepolta.

Si tratta di due volumi, profondamente diversi tra loro per i contenuti e per l’intento che stava alla base della loro realizzazione. La sola cosa in comune è che per realizzarli, appunto, mi è stata data carta bianca. Il che sembra un gioco di parole, parlando di libri, ma rende l’idea.

Dal Libro “Una storia che comincia da qui”

Il primo dei due, anche se non in ordine cronologico, è un particolarissimo libro fotografico che presenta acconciature femminili realizzate con fiori, foglie ed elementi vegetali e le combina con vedute di grande effetto del parco di proprietà della loro realizzatrice. Lavoro riuscito bene. Ho avuto la grande soddisfazione di ricevere complimenti conditi da un pizzico di invidia dall’editore che ne ha curato la stampa. In compenso ho ricevuto scuse pretestuose, contestazioni infondate e apprezzamenti indegni di risposta da colei che mi ha commissionato il lavoro, che ne ha pagato si e no la metà, e che mi rifiuto di chiamare signora.

Situazione opposta invece per l’altro. Saga famigliare, storia aziendale condita da riferimenti storici, aneddoti, scene di vita vissuta, racconti di una imprenditorialità pionieristica, di una visione moderna ma nello stesso tempo molto umana di una grossa realtà industriale italiana. La storia della Simmenthal. Dalla nascita della carne in scatola a quella dell’azienda stessa, al suo lungo e incontrastato successo, al suo passaggio in mani straniere. E al suo coinvolgimento nelle sponsorizzazioni sportive.

Di tutta la mia vita lavorativa ha rappresentato il culmine, l’espressione della migliore riuscita e della più grande soddisfazione. Mi ha consentito di conoscere, frequentare ed apprezzare quello che per me resterà uno dei più grandi, veri signori che mi sia capitato di incontrare e del quale conserverò sempre un ricordo indelebile.

Come ricorderò anche, e li ringrazio qui, ora, per questo, la piacevole collaborazione e intesa con i miei amici Gianfranco e Dario che come me credo si sentano un po’ gli zii, se non i papà di quel riuscitissimo libro.

Detto questo, una domanda mi ha assalito e ancora non ha trovato risposta: cosa farò da grande?

Ionnighitar

Pubblicità nel libro Simmenthal

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