2 riflessioni 2

 Cercherò di essere sintetico. Pregherei di notare che non ho detto, come fanno oratori di altissimo livello, “sarò circonciso”. Così, giusto per non alimentare dubbi. E premetto, già che ci siamo, che l’immagine di apertura, seppur già da me usata ed abusata in diverse occasioni, è talmente rappresentativa del sentimento di perplessità e scoraggiamento che vorrei trasmettere che non posso fare a meno di inserirla ancora una volta. Se non altro, questa volta l’ho colorata e riflessa per darvi l’illusione che sia una fotografia nuova. Partiamo.

L’intenzione è di segnalare un paio di cosette o tre, serie, per niente ironiche né divertenti, che credo però valga la pena di sottolineare. Una legata a una vicenda che definirei personale, o almeno che mi tocca da vicino, l’altra legata ai fatti terribili di questa mattina: l’attentato di Bruxelles che ancora una volta ci fa sentire preda del caos, dell’incertezza e dell’insicurezza. Cosa che corrisponde perfettamente, credo, agli intenti di chi con tanta schifosa vigliaccheria persegue un piano diabolico e perverso per mettere in ginocchio il mondo occidentale. Quello che noi continuiamo a definire civile ma che forse, a volte, lo è fino ad un certo punto.

La prima questione riguarda lungaggini burocratiche assurde, incomprensibili, incivili e disumane che in un paese (scusate la minuscola) che dovrebbe figurare tra i grandi della terra ci dimostrano come sia invece ancora schiavo di pastoie e trafile degne del più decadente impero bizantino. Forse (è un eufemismo) siamo decadenti pure noi.
Chi segue il blog e chi è stato toccato, come me, dal corso delle cose, sa che tempo fa, parecchio tempo fa, la mia zia speciale è riuscita a vedere esaudita una preghiera durata più o meno quarant’anni ed ha raggiunto lo zio in un  mondo o in uno spazio che tutti speriamo migliore di questo. Fin qui parliamo di anime, di spirito incorporeo, se crediamo ce ne sia uno davvero.
Quando si arriva al traguardo naturale, però, resta anche un aspetto più strettamente legato alla materialità della nostra esistenza. Da qualche parte dobbiamo pur andare, da qualche parte devono sistemarci quelli che sono rimasti, dato che spargere le ceneri nel vento o nelle acque del mare credo sia proibito, almeno da noi. E, comunque, anche quello è sempre un trovare una collocazione. Non sarà la terra, sarà l’acqua, sarà l’aria, ma la sostanza resta quella.
Quando la zia se n’è andata aveva già un appartamentino che l’aspettava, accanto allo zio e ai nonni. Il posto a lei destinato era lì, pronto a diventare il suo rifugio per chissà quanto ancora. Ma c’è un ma. Il posto era un cosiddetto “posto salma”, cioè era fatto e dimensionato per accogliere un normale feretro. Peccato che la zia avesse chiesto di essere cremata. Peccato che questo comportasse l’esistenza di un’urna. Che, come tale, non ha il diritto di soggiornare dove è stato previsto entrasse qualcosa di più voluminoso. Dice: ma scusa, se il posto era suo, se nessun altro da qui ai secoli eterni ci andrà mai, alla peggio starà un po’ larga, ma ci sta. Capirei il contrario, ma così… Nossignori! Il posto salma è un posto salma e l’urna è un’urna. Facciamo le cose con ordine e nel rispetto delle regole.
Non posso né vorrei, potendolo, stare ad elencare tutte le attese, le domande, le richieste, i permessi necessari. Anche perché me li hanno elencati ma me ne ricordo soltanto una piccola parte. Vi riassumo la sostanza delle cose: cambio di destinazione; nuovo progetto per modificare lo spazio, frazionandolo, anche se non si sa a beneficio di chi o di che cosa; attesa dei permessi di edificabilità, delle verifiche e delle autorizzazioni. Nessuno di questi passaggi a titolo gratuito, ma questo lo sapevate già perché siete intuitivi. Uscita dell’ASL per controllo… hai visto mai che abbiano sgarrato sull’abitabilità, sulle aree verdi, sui servizi… Sintetizzo? Sintetizzo. Venerdì, 25 marzo 2016, potrà finalmente risposare al posto cui ambiva da quarant’anni, la zia. Ci avrà messo soltanto sette mesi e tre giorni, ma ce l’ha fatta. Commento? Forse è meglio di no. Il tutto, mi pare, si commenta da solo.

Seconda considerazione, breve davvero. A Bruxelles è successo quello che è successo. Ancora non si è completato il conteggio delle vittime. Gli attentatori hanno rivendicato la loro azione criminale. Capisco, è il gioco delle parti, che chi conta debba esprimere un suo pensiero, esternare, unirsi, se possibile, al coro. Ma se provasse a farlo con un po’ meno retorica e un po’ più di sensatezza? Leggo sotto le immagini che scorrono: “Il Colle: attentano alla nostra libertà.” Ma va’? Seriamente? Caspita, questo sì che è un pensiero profondo e illuminante. Ma, mi chiedo, quando i capi di Stato si trovano, si incontrano, i dialoghi saranno tutti a questo livello? Fa paura. Anche questo a me fa paura.
Altra cosa che mi ha indignato: una superstite (sono felice per lei che lo sia e non riesco nemmeno ad immaginare il terrore che deve aver vissuto in quei momenti e che probabilmente l’accompagnerà finché campa) è riuscita a filmare la scena intorno a lei immediatamente dopo lo scoppio degli ordigni. Ed ha “postato” il filmato su Facebook. Filmato che, manco a dirlo, ha già fatto il giro dei telegiornali. Brava. Però, posso dire che questo mi lascia senza parole? Posso dire che, forse, il senso della realtà, il buon senso, è andato per rane? La nuova religione, il nuovo Dio, si chiama Facebook. Questo conta. Mostrare. Dire, far sapere. Per diffondere la conoscenza? Ho qualche dubbio. No so, me lo sto chiedendo. Ci sta anche che io sia un tremendo fifone, che sia magari anche decentemente egoista, di certo che io non sia né possa ambire ad essere un candidato al premio Pulitzer. Ma… filmare? In quei frangenti? Postare su Facebook? Con quello che ho visto e vissuto? Con quello che, purtroppo, mi sta intorno? No, mi dispiace, non lo capisco.

Ionnighitar


2 thoughts on “2 riflessioni 2

  1. Enrico Rispondi

    Quanto hai ragione circa questi video registrati durante gli attentati di Bruxelles e subito postati su Facebook.
    Siamo ormai davanti a una deriva mediatica devastante e dagli equilibri etici precari.
    A Bruxelles c’era l’orrore assoluto: ma vogliamo parlare del dirottatore di Cipro e dei Selfie scattati assieme a lui da passeggeri e hostess ???
    Follia, demenzialità, scemenza totale…
    e quando penso alla diffusione degli strumenti di realtà virtuale resto ancora più basito…
    Ciao,
    Enrico

    1. ionnighitar Rispondi

      Si, decisamente è allucinante. Qualche volta pensando a questi atteggiamenti assurdi sono tentato di spiegare il mio stupore con la demenza senile che forse mi sta permeando. Poi però, per fortuna, riesco a trovare qualcuno che usa la propria testa e mi fa riflettere che forse forse i disadattati sono quelli che si nutrono di TV spazzatura, di notizie degne della rubrica “e chissenefrega” e, ovviamente, di selfie. Come tu hai già avuto modo e il buon senso di mettere in ridicolo. Fa piacere trovare identità di vedute pur non conoscendosi se non per una comune militanza giovanile in sella a un Dingo 🙂

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