Reportage: La Grassa

So di dovermi scusare in anticipo, però neanche più di tanto. In effetti credo che chi legge assiduamente cominci ad averne abbastanza delle mie descrizioni entusiastiche e lodi sperticate su Bologna. A mia discolpa, però, resta il fatto che il blog è nato, più o meno, come diario virtuale, come scatola di latta destinata a raccogliere i miei appunti, i ricordi, le impressioni e le riflessioni (vedi sottotitolo del blog, appunto). Ragion per cui, va bene, mi scuso, ma torno imperterrito a parlare di Bologna, anche perché non è che ci vada tre volte al mese, quindi qualche rinfrescatina e aggiornamento voglio metterlo qui, per me, nero su bianco.
In aggiunta, considerato anche che mi piace cercare di comunicare le emozioni e le sensazioni che il girare da quelle parti mi provoca, non ho altro mezzo se non quello di raccontare particolari anche un po’ insignificanti e incollare qui qualche immagine. Come ho già detto in passato, non ho riconoscimenti da parte dell’Azienda Autonoma di Soggiorno, ma mi farebbe piacere sapere che, racconta oggi e racconta domani, io finisca con l’incuriosire qualcuno che non la conosce al punto da indurlo a visitarla. Mettiamola così: fidatevi, ne vale la pena, sul serio.
Sul perché, con chi e a far che sia andato a Bologna ve lo risparmio. Eventuali lettori della prima ora possono documentarsi andando a ritroso o chiedendomi un corso accelerato di aggiornamento via mail. Sta di fatto che, dopo una breve (troppo) incursione alla “Piazzola”, grande mercato dove si trova un po’ di tutto che si tiene da secoli il venerdì e il sabato proprio a ridosso della “Montagnola”, abbiamo girovagato un po’ nelle vie, viuzze e viette del centro in attesa che G. riprendesse il posto di comando per affrontare la discesa delle orde che ogni weekend, la sera, prendono d’assalto il Ruggine.

Prosciutteria

Ed è così che ci siamo imbattuti, per cominciare, in un nuovo esercizio, guarda caso orientato all’alimentare, di cui mostro un paio di immagini. La Prosciutteria. Vi lascio immaginare in cosa sia specializzato, ma credo che potrete aiutarvi anche con le immagini per risolvere l’arcano. Bella la vetrina, intrigante il sapore (non è un calembour) un po’ antico, originali le lampade ricavate dai barattoli di alici o tonno, curiosa la stazione di pompaggio bici con distribuzione gratuita dell’aria, anche se devo ammettere di averla vista anche a Milano.
Non parliamo di quello che si vedeva attraverso le vetrine… il paradiso in terra, l’Eden, il paese di Bengodi. Sarà bene ripassare da quelle parti a un’ora più consona… Alla prossima, mi sa.

Prosciutteria 2

Non che mi sia giunta nuova, ma ancora una volta mi sono chiesto se esista al mondo una città con una densità di negozi, rivendite, esercizi di ogni livello e genere dedicati al cibo che si possa paragonare anche lontanamente a Bologna. È incredibile, credetemi. E, come è logico che sia, di sicuro ce ne sono di mediamente anonimi o tristi. Ma sono per lo più rivendite di kebab, patatine fritte, pseudopanini o porcherie varie a gestione pakistano/indiano/nonsocosaltro. Qualche osteria che non risulti particolarmente attraente c’è, per carità, qualche trattoria dove non metterei piede, pure. Ma ne rimane un numero talmente grande di quelle che con le sole insegne o vetrine ti attraggono come le sirene di Ulisse che ci sarebbe di che deliziarsi per tutto l’anno e anche più senza mai rimettere piede nello stesso posto.
Detto questo e tornando alla cronistoria, salutato G. abbandonandolo alle sue fatiche serotine, ci siamo infilati nei vicoletti del centro-centro, fra Piazza Maggiore e le torri, già affollatissimi per il passeggio preserale comprensivo di aperitivo. A dir la verità non ho in mente di aver mai visto i vicoli deserti o comunque poco frequentati. Anche questo mi piace di Bologna, un fermento, una vita, una gioia di girare e guardarsi intorno che qui, ahimè, se c’è, è limitata a poche zone e comunque è molto meno allegra e genuina.
In vicolo Ranocchi, tappa obbligata per l’approvigionamento a scopo cena, non avevo mai notato la targa tonda fissata sul muro proprio di fianco all’entrata del negozio di polleria e affini. È quella che ho messo in apertura del post, e che ricorda i meriti dei Salaroli, i salumai di un tempo, nel fare dono all’umanità di un tesoro prezioso qual è la mortadella di Bologna. Che a mio avviso dovrebbe sentirsi un po’ offesa per  essere stata associata a una figura politica di infimo livello dei nostri giorni (non che sia un’eccezione, per carità). La targa è stata posta a memoria dalla Società Mutua dei Salsamentari, tuttora viva e vegeta, che anzi mi dicono rappresentare una vera potenza nel mondo economico bolognese.
Piccolo inciso, anche se credo di averne già parlato tempo fa, in vicolo Ranocchi si trova anche l’Osteria del Sole, forse la più antica d’Italia, certamente unica nel suo genere: si servono vini bianchi e rossi e nessun cibo. Ma ci si può tranquillamente portare da casa quello che si vuole e trattenersi a gustare il proprio pranzetto, o cena, seduti tra panche e tavolacci che forse non saranno quelli del medioevo come i muri, ma quasi.
Girato l’angolo, in via delle Pescherie Vecchie, ci si ritrova ogni volta davanti a quello che per me è un quadro d’autore meravigioso: la sfilata delle bancarelle allestite fuori dai negozi di frutta e verdura. Che tra parentesi è sempre stupenda, non si sa come sia. Ogni volta che ci passo devo fare una fotografia. Alla fine sono tutte uguali, ma che ci posso fare? Ogni volta è l’emozione che comanda e non so trattenermi dal portare a casa un ricordo (visivo). fruttivendoli
Sulla strada verso casa, credo in via Drapperie, un tizio con cilindro e abbigliamento quasi circense, arrampicatosi sull’inferriata di una finestra al piano rialzato e dopo aver teso una corda tra i due lati della via, si è messo a camminare sul filo facendo roteare le clave, per poi raggiungere nuovamente la grata e issarsi a testa in giù, prima, in orizzontale, a squadra, poi. Uno spettacolo povero, fatto di poco se non di niente. Ma strano, allegro, impensabile, secondo me, a Milano. Se non vogliamo considerare i giocolieri che da un po’ di tempo a questa parte allietano le nostre soste ai semafori.
Cosa dire? Come al solito, che l’erba del vicino è sempre più verde? Può essere, ma sta di fatto che a parlar di Bologna starei qui ancora non so quanto. Non ho detto tutto, Immaginatevi un po’.

Ionnighitar


Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.