Salvo… ma chi salvo?

Sono, da molto tempo, un seguace del commissario Montalbano. Mi sono appassionato alle sue vicende quando ancora era soltanto un personaggio di carta, l’ho seguito con ancora più entusiasmo quando è comparso in carne ed ossa negli episodi televisivi. Oddio, per la verità dovrei dire che mi piace Camilleri, dato che ho letto cose gustosissime che con Montalbano non avevano niente a che fare. Ma non l’ho nemmeno letto in tutte le sue opere, però, quindi… limitiamoci a Salvuccio.

E’ fuori discussione che il personaggio, già interessante (a mio parere) di per sé, sia stato migliorato e reso ancora più affascinante dall’interpretazione vicina alla perfezione che per tanti anni ne ha dato Luca Zingaretti. Ed è altrettanto indiscutibile che quando in seguito vai a leggerti altri episodi o rileggere quelli già gustati (un mio pallino, rileggere le cose che mi sono piaciute) ti vedi l’ambientazione che ormai hai assorbito dalla sceneggiatura televisiva, magari ancora mista a quel modo personalissimo e individuale di interpretare voci, dialoghi, addirittura sensazioni fisiche che ognuno di noi si porta dentro.

Della serie di Montalbano però, e credo di averlo detto a chiunque ne abbia parlato con me, un aspetto in particolare mi ha colpito, sempre. Al di là della bravura di Zingaretti, della simpatia di molti comprimari, vedi Fazio, della perfezione di una caratterizzazione per quanto quasi grottesca alla Catarella, ho sempre pensato che il responsabile del casting meritasse il premio Nobel, l’Oscar, il Telegatto, insomma credo sia stato, o stata, anni luce più avanti di qualsiasi altro nella ricerca dei volti, delle comparse, forse anche delle mosche che volavano intorno al letame.

Insomma, cosa dire di Adelina, di Gallo e Galluzzo, di Mimì Augello, di Beba, di… beh, Fazio l’ho già citato e mi pare perfetto anche lui. Dubito fosse parente dell’ex presidente di Bankitalia… E poi, anche se i nomi sono passati come meteore, pastori, avvocati, don Balduccio Sinagra, perfetto che più perfetto non si può, qualche “fimmena“ mediterranea che incarna l’idea stessa di quello che vuole rappresentare, bella o brutta che sia, ma tremendamente vera, tremendamente credibile.

Ecco. Detto questo, ho visto due episodi del Giovane Montalbano. E’ chiaro che la materia narrativa sia molto simile ai vecchi episodi. Camilleri è sempre lui. Forse, e questo mi pare di averlo notato anche nei libri, indulge più di prima ad espressioni dialettali ma ne elimina in compenso altre diventate ormai di uso quasi comune: macari, tanticchia, nonsi e roba simile. Se non altro ci ha avvicinati alla vulgata sicula senza fare un corso al Ragusan Institute e a me la cosa piace in modo particolare, fissato come sono nel cercare di conoscere i dialetti.

Però…. ecco, però. Salvo da giovane? Non so come si chiami l’attore. Bravo, non discuto. Certo è che ereditare un ruolo ormai plasmato su Zingaretti non dev’essere facile. Però, anche se lo trovo meno “Montalbano” non è che non mi piaccia per niente. Lo vedo meno sciolto, meno espressivo, meno calato nella parte, ma in fondo ci può stare. E, devo dire, mi piace molto l’Ispettore Fazio, padre del Fazio degli episodi migliori, ma credo che questo dipenda dal fatto che l’attore, Andrea Tidona, ha un’esperienza ed un mestiere che lo pongono ad un livello decisamente più elevato rispetto a quasi tutti gli altri.

Per il resto (mi baso soprattutto sull’episodio di ieri sera, che ha visto l’ingresso di Mimì in commissariato)…. per il resto secondo me non ci siamo. Il livello degli attori è decisamente omologato al basso. I personaggi minori non hanno niente di niente che li porti a spiccare o essere ricordati. Mimì Augello è stato una delusione quasi dolorosa. Esagerato nella sua veste di “fimminaro”, antipatico, supponente, fuori luogo e con una specie di personaggio stereotipato addosso… probabilmente il carattere tratteggiato e immaginato da Camilleri, ma interpretato secondo me con mestiere e sensibilità pari a zero. Niente a che vedere di sicuro con il Mimì in età più matura. Su Catarella credo non valga nemmeno la pena di fermarsi… quello “vero” è una macchietta, un personaggio, una caricatura. Non una specie di pagliaccio per giunta molto impacciato nel sostenere il ruolo di pagliaccio. Insomma sarei portato a dire… forse forse con molta generosità sì a Montalbano giovane ma per il resto… il nulla. Lo zero assoluto. un po’ come vedere, abituati ad anni di Fernandel nei panni di Don Camillo, un più giovane Don Camillo interpretato da Terence Hill. Ma dai…..  Fortuna che nessuno ha avuto la bella pensata di chiamare Bud Spencer per fare Peppone.

In definitiva… una sola nota positiva da questa nuova serie: ieri sera si è vista Livia. La scassascatolissime Livia di buona memoria, che da Boccadasse più che punzecchiare, cercare la sciarratina, rendersi pesante e monotona non sapeva fare. Ovviamente la colpa era sempre di Salvo, sfuggente, bugiardo, votato alla vita da single e per niente attratto da una vita in comune con lei (e vorrei pure vedere!!!).

La giovane Livia (che tra parentesi è decisamente più piacevole a vedersi), sembra anche parecchio più simpatica. Si vede che poi si è guastata sul crescere. Un dubbio però… Non ricordo la parlata della Livia antipatica, certamente senza inflessione genovese, ma mi pare abbastanza neutra… interregionale direi. Da scuola di dizione. Sentire la Livia giovane che, a meno che io non abbia capito un accidente, è di Boccadasse e ci vive abitualmente, parlare con inflessione sicula…. beh, questi sono secondo me i piccoli nei capaci di squalificare qualsiasi lavoro televisivo seppure accuratamente impostato (non è questo il caso).

Mi ricorda grosso modo la serie RIS, ambientata a Parma. Certo, il grosso dei personaggi era costituito da Carabinieri provenienti da ogni parte, ma è mai possibile che uno sceneggiatore o chi per esso non si sia mai chiesto se fosse credibile che non un solo salumiere, un edicolante, non un panettiere o la sciura Cesira che ha visto tutto, a Parma, parlasse parmense? Nossignori. Tutti religiosamente, impeccabilmente, impostatamente romani. In effetti qualche anno fa, intorno al 180 avanti Cristo, credo che Parma sia stata colonizzata dai romani, come tutto il nord. Ma non pensavo che l’accento assunto allora fosse così duro a morire. Credevo che il Parmigiano e il salame di Felino avessero avuto la meglio sulla coda alla vaccinara.

Ionnighitar


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