C’è un problema…

carosello Mi sia concesso. Ogni tanto ho bisogno di dare libero sfogo alla mia vena polemica e alla mia natura di incorreggibile e puntiglioso spacca… Per argomenti futili, ovviamente. Come credo sia ormai assodato questo blog si occupa seriamente soltanto di cose estremamente poco impegnative. Anche perché se fossero impegnative dovrei parlarne con un tono discorsivo diverso e verrei meno al mio proposito di fare di questo blog una specie di salottino davanti al camino acceso. Il che vale per questa stagione, naturalmente, perché coi tepori della primavera o i bollori dell’estate credo sia meglio un tavolino sotto un pergolato di glicine e magari una birretta fresca (mai gelata, per carità) a rinfrancar lo spirito.

Allora, mi son già perso, mi sa. Ah, no. Dicevo, argomenti futili. È da tempo immemorabile che non vesto i panni di Catone il Censore per fustigare un pochino il mondo sempre più appiattito e privo di guizzi della pubblicità. Commentare il piattume è molto complicato, in effetti. E, pur spremendomi, consapevole delle lacune che la memoria sta accumulando quotidianamente causa decorrere del tempo e deposito del calcare sui circuiti neuronici, fatico davvero a trovare qualcosa che si stacchi dal grigiore generalizzato. Chi lo sa, sarà perché la creatività si è addormentata sugli allori di antichi successi? Perché le tecnologie di comunicazione hanno soffocato i voli di fantasia dei copy e degli art? O forse perché è proprio la vita di tutti i giorni che ci ha abituati a un tran tran senza picchi di genialità e senza il piacere dell’originalità?

Oddio, originalità a volte se ne trova, intendiamoci. In senso negativo, purtroppo, ma si trova. E mi vengono in mente un paio di esempi, così, d’amblé, che ogni volta suscitano in me un riflesso condizionato: sbuffo di insofferenza e commento da vecchio rimbecillito, ma proprio non riesco a trattenermi.

Non so se metterlo in testa alle classifiche, ma lo spot della Conad, quello, lo strangolerei con le mie mani (si può strangolare uno spot?). Ma vi rendete conto? Saranno le tre, le quattro del mattino, in casa Pincopallino marito e moglie dormono beati nel lettone, magari fuori c’è anche un tempo che fa schifo. E il genio di turno cosa fa? Si rivolge alla moglie (che ancora mi chiedo perché non abbia chiesto il divorzio e l’affidamento della prole) e le dice che c’è un problema. Questa cosa volete che gli dica? È già tanto che gli risponda «Tra noi?» e non gli chieda se sia scoppiato un incendio, si sia allagata la casa o abbiano dato il World Music Awards ai Pooh. Io non sono moglie e per di più non sono la moglie di quel disturbato psichico, ma al suo posto giuro che gli sfascerei la lampada del comodino tra i denti e poi gli direi: «Vero, ecco, adesso sì che hai ragione. Adesso sì che c’è un problema, anzi, TU ce l’hai, il problema, deficiente». Invece si sente rispondere: «Tra la gente». Capito? A quell’ora di notte c’è un problema tra la gente, santissima miseria! Allora lei lo manderà dove è buono e giusto che lo si mandi, immaginiamo… Lei no, figurarsi, lei ascolta, beve il nettare della saggezza dalle labbra del suo eroe che si alza, esce a va a controllare la freschezza. LA FRESCHEZZA!!!!! Ma razza di idiota, dove diavolo vai? Va alla sua Conad, povero martire. Entra, accende tutte le luci, gira tra i banconi e gli scaffali… Nel frattempo, Conad illuminata a giorno e mai che arrivi una pattuglia della volante e se lo porti in centrale per capire se ci fa o se c’è. Mai.

E mi chiedo: «Ma squinternato cerebrale, adesso cosa fai? A parte il fatto che hai lasciato in giro da ieri sera frutta, verdura e, Dio ce ne scampi, la carne e il pesce, senza considerare che fuori dal frigo non resistono molto a lungo. A parte che sui banconi la frutta e la verdura sono perfettamente impilate e ordinate il che vuol dire una delle due cose: a) che le hai sistemate poche ore prima, alla chiusura, e allora sei scemo vero. Cosa fai? Controlli la freschezza ogni sei ore, per sicurezza? Oppure, b) tutta quella roba lì è rimasta dal giorno prima perché non l’hanno comprata. E la cosa mi insospettisce. Non farò la spesa alla Conad, anche perché la faccenda del frigorifero è una cosa seria. Altra considerazione, dato per accertato che non sei normale. Cosa pensi di fare adesso? Giri tra gli scaffali e controlli tutto, ripeto TUTTO, per vedere la data di scadenza? Hai visto mai che un pacchetto di pastina o di fagioli bianchi di Spagna siano scaduti ieri pomeriggio?

Sul decerebrato mi fermo qui, chiedendomi ancora: «Ma se quando torni a casa trovi tua moglie in dolce compagnia, detto tra noi, te la sentiresti di cascare dalle nuvole e biasimarla?» E, cosa più seria ma non troppo: ma chi l’avrà pagato quello che ha pensato e prodotto questo spot? Ci sarà pure un responsabile marketing che possa, appunto, essere ritenuto responsabile. O no? E il responsabile responsabile è a sua volta pagato? E da chi? Preoccupante.

Altro bersaglio, recidivo, la Vodafone. La foca. Brutta come una brutta foca. Antipatica come un cactus negli slip e poi… La voce della Littizzetto. Un tocco in più, la chicca finale, la ciliegina sulla torta. Ok, sono prevenuto? Ammetto. Ne ho anche già parlato? Non lo escludo. Sono snob, o sovversivo, o ignorante, o di vedute ristrette e retrograde? Può darsi, tutto può darsi. Ma a me la Littizzetto sta sulle palle in un modo che nemmeno potete immaginarvelo. Giusto per dare una misura… Forse più dei Pooh.

Non sopporto lei, il tono della voce, la necessità incontrollabile di parlare, per strappare anche solo un sorriso, per il 98% di argomento legato alla sfera sessuale o, ancora più elegantemente, ai bisogni fisiologici. Non reggo, come non riuscirei a reggerlo da parte di nessuno, la sua ricerca spasmodica per trovare la battuta, il graffio, la boutade pecoreccia, la sua necessità ormai cronica di rendere, a suo modo di vedere, comica, sarcastica, irridente ogni parola, ogni respiro, ogni frase sparata a vanvera. Una cosa mi chiedo: sarà così anche in famiglia, nella vita di tutti i giorni? Perché in tal caso avrebbe bisogno solo di uno bravo, magari dopo anni di cura guarisce. Se invece ci fa… beh, questo è il risultato.

Chiudo con un appello a TIM. Chiara, trionfatrice mi pare di X-Factor. Non la conosco, non l’ho seguita, non so niente di lei ma le voglio bene lo stesso, non ha colpe. Ma per pietà, fatele cantare anche l’opera omnia di Orietta Berti se volete. Ma recitare no. Per pietà, no. Grazie.

Ionnighitar


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